La marionetta non smetteva di fissarlo. L’uomo fece finta di niente e continuò a sfogliare la rivista. La sala d’aspetto era semi deserta: c’era lui, la segretaria del dentista, una signora con un cane microscopico e la marionetta: quel pupazzo dall’ aspetto ridicolo, con un sorriso beota stampato in faccia e gli occhi azzurri spalancati con lunghe ciglia nere disegnate. Era seduta proprio di fronte a lui, appoggiata allo schienale della poltroncina , con le gambe incrociate. Qualche bambino l’avrà dimenticata lì quella mattina, si disse l’uomo, che si chiamava Benjamin Wine. Tra qualche istante una mamma esasperata con in braccio un ragazzino piangente varcherà la soglia e se la riprenderà. Se lo ripeteva, ma dentro di sé sapeva che non sarebbe successo. La marionetta non era di nessuno e, peggio, sembrava seguire Ben dappertutto. Erano già diversi giorni che succedeva; appariva dal niente e se la ritrovava davanti all’improvviso. Quella mattina, ad...
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